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Yoga e Pilates con l’osteoporosi, quali movimenti richiedono attenzione?

Una diagnosi di osteoporosi può far nascere dubbi anche sulle attività fisiche più familiari. Yoga e Pilates aiutano a migliorare equilibrio, forza, mobilità e consapevolezza del corpo, ma alcune posizioni possono richiedere adattamenti, soprattutto in presenza di fratture vertebrali. Conoscere i movimenti che sollecitano maggiormente la colonna permette di continuare ad allenarsi con maggiore sicurezza.

C’è chi pratica yoga da molti anni e considera la lezione settimanale un appuntamento irrinunciabile. Chi ha scoperto il Pilates per migliorare la postura, rafforzare i muscoli addominali o alleviare la sensazione di rigidità alla schiena. E chi, dopo una diagnosi di osteoporosi, si avvicina per la prima volta a queste discipline pensando che un’attività dolce sia necessariamente sicura.

Poi arriva il dubbio: con le ossa più fragili posso continuare a fare gli stessi esercizi?

La domanda è comprensibile, soprattutto quando l’osteoporosi viene scoperta attraverso una MOC e non ha mai provocato sintomi. Il corpo sembra quello di prima, eppure improvvisamente alcuni movimenti che abbiamo sempre eseguito senza difficoltà possono apparire rischiosi.

La buona notizia è che l’osteoporosi non rappresenta, di per sé, una controindicazione allo yoga o al Pilates. Occorre però distinguere tra attività diverse, modalità di esecuzione e condizioni individuali, perché una posizione adatta a una persona può richiedere modifiche per un’altra.

Perché yoga e Pilates possono essere utili

Entrambe le discipline comprendono esercizi che coinvolgono controllo del movimento, coordinazione, mobilità e attivazione muscolare, anche se con approcci e obiettivi differenti.

Nel Pilates si lavora spesso sulla stabilità del tronco, sul controllo della postura e sulla forza dei muscoli che sostengono il corpo. Nello yoga, a seconda dello stile praticato, possono trovare spazio posizioni mantenute, esercizi di equilibrio, respirazione e movimenti che coinvolgono diversi gruppi muscolari.

Queste caratteristiche possono offrire benefici importanti anche alle persone con osteoporosi.

Migliorare la forza e l’equilibrio, per esempio, significa contribuire a ridurre il rischio di caduta, uno dei fattori che possono precedere una frattura. Lavorare sulla postura e sulla muscolatura della schiena può inoltre aiutare a mantenere una buona funzionalità nei movimenti quotidiani.

Bisogna però evitare un equivoco: non tutti gli esercizi di yoga e Pilates producono uno stimolo sufficiente per aumentare la densità ossea. Per la salute dello scheletro è generalmente utile un programma più ampio, che comprenda anche esercizi di resistenza muscolare e attività con carico, adattati alle capacità individuali.

Yoga e Pilates possono quindi essere componenti preziose dell’attività fisica, senza dover rappresentare necessariamente l’unica forma di allenamento.

Il punto più delicato è spesso la colonna vertebrale

Quando parliamo di osteoporosi, una delle principali attenzioni riguarda le vertebre.

Le fratture vertebrali da fragilità possono verificarsi anche in seguito a sollecitazioni relativamente modeste, soprattutto quando la resistenza dell’osso è particolarmente ridotta.

Alcuni movimenti aumentano le forze che agiscono sulla parte anteriore delle vertebre. È il caso delle flessioni profonde della colonna, specialmente quando vengono eseguite ripetutamente, rapidamente o sotto carico.

Pensiamo, per esempio, al gesto di piegarsi in avanti cercando di raggiungere le punte dei piedi, arrotondando progressivamente tutta la schiena. Oppure ad alcuni esercizi del Pilates nei quali il tronco viene sollevato o arrotolato vertebra dopo vertebra.

In una persona con fragilità vertebrale questi movimenti possono richiedere modifiche.

Questo non significa che piegarsi in avanti sia sempre pericoloso o che la schiena debba rimanere rigida. La flessione fa parte dei normali movimenti della vita quotidiana. Il punto è imparare a distinguere i gesti abituali dalle sollecitazioni più intense e a utilizzare modalità che distribuiscano meglio il carico.

Quali esercizi meritano maggiore attenzione?

Nel Pilates, esercizi come il roll-up, il roll-down e alcune varianti del crunch prevedono una flessione marcata della colonna. Possono quindi essere poco adatti a persone con osteoporosi vertebrale o rischio elevato di frattura, soprattutto se eseguiti ripetutamente o con resistenza aggiuntiva.

Nello yoga, alcune posizioni che richiedono di piegare profondamente il busto in avanti o di raggiungere il massimo grado di torsione possono presentare problemi analoghi.

Le torsioni meritano particolare attenzione quando sono forzate, rapide o associate alla flessione del tronco.

Anche le posizioni di equilibrio molto impegnative devono essere valutate considerando il rischio di caduta. Una persona allenata, con buon controllo motorio e senza precedenti fratture, può avere possibilità differenti rispetto a chi presenta instabilità, debolezza muscolare o una storia di cadute.

È importante comprendere che non esiste un elenco universale di posizioni proibite per chiunque abbia l’osteoporosi. Conta il movimento effettivamente eseguito, la sua intensità, la presenza di carichi aggiuntivi e soprattutto la condizione della persona.

Come si può adattare un esercizio?

In molti casi è possibile conservare l’obiettivo di un esercizio modificandone l’esecuzione.

Se vogliamo allungare la parte posteriore delle gambe, per esempio, non è sempre necessario arrotondare profondamente la schiena. Si può lavorare sulla mobilità delle anche mantenendo un migliore allineamento della colonna.

Questo principio viene spesso indicato con il termine inglese hip hinge: il movimento di inclinazione parte prevalentemente dalle anche, mentre il tronco mantiene una posizione controllata.

Analogamente, per rafforzare la muscolatura addominale non è indispensabile ricorrere a ripetuti sollevamenti del busto con la schiena curva. Esistono esercizi di stabilizzazione che permettono di attivare i muscoli del tronco mantenendo la colonna in una posizione più favorevole.

Anche le posizioni di equilibrio possono essere adattate utilizzando appoggi, riducendo l’ampiezza del movimento o scegliendo varianti meno impegnative.

La modifica, naturalmente, deve essere appropriata alla situazione clinica e alle capacità della persona. L’obiettivo è mantenere il beneficio dell’attività riducendo le sollecitazioni meno opportune.

Chi ha già avuto una frattura vertebrale deve fare più attenzione

Una diagnosi di osteoporosi basata sulla MOC e una storia di fratture vertebrali non rappresentano situazioni equivalenti.

Quando una persona ha già subito una frattura vertebrale, soprattutto se recente, dolorosa o associata ad altre fratture, il programma di esercizio richiede una valutazione più attenta.

Possono essere necessari adattamenti specifici per limitare le sollecitazioni sulla colonna, recuperare gradualmente forza e mobilità e migliorare l’equilibrio.

In questi casi è particolarmente utile il supporto di un fisioterapista con esperienza nella fragilità ossea, che possa individuare esercizi appropriati e indicare come eseguirli.

Questo vale anche per chi presenta un’accentuata curvatura dorsale, dolore persistente o importanti difficoltà nei movimenti quotidiani.

La presenza di una frattura non significa rinunciare all’attività fisica. Significa costruire un percorso adeguato alla fase di recupero e alle caratteristiche della persona.

L’istruttore deve conoscere la diagnosi?

Sì, ed è un passaggio spesso sottovalutato. Chi conduce una lezione di yoga o Pilates può proporre esercizi corretti dal punto di vista della disciplina, ma non necessariamente appropriati per ogni partecipante.

Informare l’istruttore della diagnosi di osteoporosi, di eventuali fratture pregresse e delle indicazioni ricevute dal medico o dal fisioterapista permette di individuare varianti più adatte.

È utile anche chiedere se l’insegnante abbia esperienza nel lavoro con persone che presentano fragilità ossea.

Una lezione di gruppo, per sua natura, non può essere completamente personalizzata. Se il rischio di frattura è elevato o sono presenti limitazioni importanti, può essere preferibile iniziare con alcune sedute individuali, nelle quali apprendere movimenti e adattamenti da utilizzare successivamente.

E se durante una lezione compare un dolore nuovo, soprattutto alla schiena, è opportuno interrompere l’esercizio e valutarne la causa. Un dolore vertebrale improvviso o intenso merita attenzione medica.

Chi pratica da anni deve ricominciare da zero?

Non necessariamente. L’esperienza conta. Una persona che pratica yoga da molto tempo può avere una buona conoscenza del proprio corpo, un controllo del movimento sviluppato e una capacità di equilibrio superiore rispetto a chi inizia da zero.

Queste competenze rappresentano una risorsa importante. La diagnosi di osteoporosi può però rendere opportuno rivedere alcune posizioni, soprattutto quelle che comportano flessioni profonde, torsioni estreme o un elevato rischio di caduta.

Continuare a praticare può essere possibile, ma senza considerare automaticamente sicuro un movimento soltanto perché lo abbiamo sempre eseguito.

Per chi comincia dopo la diagnosi, invece, è preferibile un percorso graduale, con esercizi semplici e un’attenzione particolare alla tecnica.

La paura di muoversi può diventare un problema

Dopo aver scoperto di avere l’osteoporosi, alcune persone iniziano a evitare gesti che prima eseguivano normalmente. Si piegano meno, sollevano meno oggetti, rinunciano a determinate attività e diventano progressivamente più prudenti.

Una certa attenzione è utile, ma quando la prudenza si trasforma in immobilità può avere conseguenze indesiderate.

La riduzione dell’attività fisica favorisce la perdita di forza muscolare e può peggiorare equilibrio, resistenza e autonomia. Nel tempo, questi cambiamenti possono contribuire ad aumentare il rischio di caduta.

Per questo è importante che le indicazioni di sicurezza siano accompagnate da proposte concrete su ciò che si può continuare a fare.

Imparare a muoversi in modo più consapevole aiuta a conservare fiducia nelle proprie capacità.

Il movimento migliore è quello che possiamo continuare a fare

Yoga e Pilates possono offrire occasioni preziose per mantenere il corpo attivo, migliorare il controllo motorio e dedicare tempo al proprio benessere.

Con l’osteoporosi, la scelta degli esercizi deve tenere conto della resistenza scheletrica, della presenza di eventuali fratture, dell’equilibrio e dell’esperienza individuale.

Alcuni movimenti richiedono adattamenti, altri possono essere eseguiti senza particolari difficoltà e altri ancora possono essere sostituiti con esercizi più appropriati.

La domanda utile da portare al medico o al fisioterapista non è soltanto «posso fare yoga o Pilates?», ma anche «quali movimenti sono adatti alla mia situazione e quali sarebbe meglio modificare?».

Una risposta personalizzata permette di continuare a coltivare attività piacevoli, mantenendo al centro ciò che conta: forza, equilibrio, libertà di movimento e sicurezza nella vita quotidiana.

Fonti

  • Royal Osteoporosis Society. How to exercise safely for bones. Revisione 2026.

  • Brooke-Wavell K. et al. Strong, steady and straight: UK consensus statement on physical activity and exercise for osteoporosis. British Journal of Sports Medicine, 2022.
  • Giangregorio L.M. et al. Too Fit To Fracture: outcomes of a Delphi consensus process on physical activity and exercise recommendations for adults with osteoporosis with or without vertebral fractures. Osteoporosis International, 2015.

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