Quando scopriamo di avere l’osteoporosi, tendiamo a cercarne le cause negli ultimi anni. Pensiamo alla menopausa, alla sedentarietà, a una terapia prolungata oppure all’avanzare dell’età. Sono tutti elementi importanti, ma la storia delle nostre ossa comincia molto prima.
Comincia quando impariamo a camminare, quando corriamo durante l’intervallo a scuola, quando cresciamo rapidamente durante l’adolescenza e quando il nostro corpo raggiunge la maturità.
In quegli anni lo scheletro attraversa una fase di costruzione particolarmente intensa. Le ossa aumentano di dimensioni, cambiano forma e accumulano minerali, sviluppando progressivamente la struttura che dovrà sostenerci durante la vita adulta.
Una parte della resistenza scheletrica che possediamo a sessanta o settant’anni dipende quindi dal patrimonio osseo che siamo riusciti a costruire molto tempo prima.
È per questo che possiamo dire, in un certo senso, che le ossa conservano memoria della nostra giovinezza.
Che cos’è il picco di massa ossea?
Durante l’infanzia e l’adolescenza l’organismo produce nuovo tessuto osseo a un ritmo che, complessivamente, supera quello con cui viene rimosso. Lo scheletro cresce e si rafforza.
Questo processo prosegue anche dopo che abbiamo raggiunto la statura definitiva. In molte persone, la massa ossea raggiunge i valori massimi nel corso dei vent’anni, anche se il momento preciso varia secondo il sesso, le caratteristiche individuali e la parte dello scheletro considerata.
Il livello massimo raggiunto viene chiamato picco di massa ossea. Possiamo immaginarlo come il patrimonio scheletrico con cui entriamo pienamente nella vita adulta.
Negli anni successivi, il tessuto osseo continua a rinnovarsi, ma con l’invecchiamento il bilancio tra formazione e riassorbimento tende progressivamente a modificarsi. In alcune fasi, come quella che segue la menopausa, la perdita può accelerare.
Avere raggiunto un buon picco di massa ossea significa quindi partire da una condizione più favorevole. Non garantisce che non svilupperemo mai osteoporosi, ma può contribuire a ridurne il rischio.
L’adolescenza è una fase decisiva
La crescita delle ossa non procede sempre alla stessa velocità.
Durante la pubertà si verifica un’importante accelerazione dell’accumulo di massa ossea, accompagnata dai cambiamenti ormonali e dallo sviluppo muscolare.
È un periodo nel quale lo scheletro risponde in modo particolarmente significativo agli stimoli meccanici prodotti dal movimento.
Correre, saltare, giocare e praticare sport possono contribuire allo sviluppo della massa e della struttura ossea. Anche la forza muscolare ha un ruolo: quando i muscoli si contraggono, esercitano sollecitazioni sulle ossa alle quali sono collegati, favorendo gli adattamenti dello scheletro.
Naturalmente non tutti i bambini devono praticare sport agonistico. Il movimento spontaneo, il gioco all’aperto e un’attività fisica regolare e varia rappresentano già occasioni preziose.
Il problema emerge soprattutto quando la crescita avviene in condizioni di prolungata inattività, alimentazione insufficiente o presenza di malattie che interferiscono con lo sviluppo scheletrico.
Quanto contano calcio, proteine e vitamina D?
Per costruire un tessuto osseo resistente, l’organismo ha bisogno di energia e nutrienti adeguati.
Il calcio è uno dei principali componenti minerali dello scheletro. Le proteine contribuiscono alla formazione della matrice organica dell’osso e allo sviluppo dei muscoli, mentre la vitamina D favorisce il normale assorbimento del calcio e partecipa alla regolazione del metabolismo minerale.
Durante l’infanzia e l’adolescenza, quando il fabbisogno nutrizionale è influenzato dalla crescita, un’alimentazione completa assume quindi particolare importanza.
Non significa che siano necessari integratori per tutti. In assenza di condizioni specifiche, l’obiettivo è soddisfare i fabbisogni attraverso un’alimentazione adeguata e varia, ricorrendo a eventuali supplementazioni quando indicate dal medico.
È importante anche evitare che la ricerca di un determinato peso corporeo porti a restrizioni alimentari eccessive.
Durante l’adolescenza, diete molto restrittive o un apporto energetico insufficiente rispetto all’attività fisica possono compromettere la crescita e la salute scheletrica.
Lo sport fa sempre bene alle ossa?
L’attività fisica è uno dei fattori modificabili più importanti per lo sviluppo osseo, ma il tipo di stimolo conta.
Le attività che comportano carico e sollecitazioni meccaniche, come corsa, salti e numerosi sport di squadra, possono favorire gli adattamenti dello scheletro durante la crescita.
Nuoto e ciclismo offrono importanti benefici cardiovascolari e muscolari, ma producono generalmente uno stimolo gravitazionale diretto inferiore. Per questo può essere utile integrarli con altre attività, secondo l’età e le possibilità individuali.
C’è però un aspetto da non trascurare: allenarsi molto non significa automaticamente costruire ossa più forti.
Quando l’attività fisica intensa si accompagna a un’alimentazione insufficiente, a un recupero inadeguato o ad alterazioni ormonali, la salute ossea può risentirne.
Nelle ragazze adolescenti, per esempio, la scomparsa o l’irregolarità persistente delle mestruazioni può essere un segnale di insufficiente disponibilità energetica o di altre condizioni che richiedono una valutazione medica.
La crescita di uno scheletro resistente richiede movimento, ma anche nutrizione, riposo e un adeguato equilibrio fisiologico.
La genetica decide tutto?
Le caratteristiche ereditarie hanno un ruolo importante nel determinare la massa ossea che possiamo raggiungere.
Alcune persone possiedono naturalmente uno scheletro più robusto, mentre altre partono da una costituzione più minuta. Anche i tempi della maturazione puberale e numerosi aspetti dello sviluppo scheletrico sono influenzati dalla genetica.
Questo però non rende irrilevanti le abitudini.
La predisposizione genetica interagisce con l’ambiente, l’alimentazione, l’attività fisica e lo stato di salute generale.
Due persone con caratteristiche ereditarie simili possono quindi sviluppare un patrimonio osseo differente in relazione alle condizioni nelle quali sono cresciute.
È un motivo in più per considerare la prevenzione come qualcosa che riguarda anche famiglie, scuole e opportunità di movimento durante l’infanzia.
E se da giovani abbiamo fatto poco movimento?
Arrivati all’età adulta, può essere spontaneo ripensare alle proprie abitudini: non ho mai praticato sport, ho seguito diete sbilanciate, sono stato molto sedentario. Ho compromesso per sempre la salute delle mie ossa?
Non possiamo ricostruire esattamente il patrimonio osseo che avremmo raggiunto vivendo diversamente. E soprattutto non sarebbe corretto attribuire una diagnosi di osteoporosi a una singola scelta fatta molti anni prima.
La fragilità ossea dipende dall’interazione di numerosi fattori, alcuni modificabili e altri indipendenti dalla nostra volontà.
Inoltre, lo scheletro mantiene una capacità di adattamento durante tutta la vita.
Anche dopo il raggiungimento del picco di massa ossea, l’attività fisica, una nutrizione adeguata e la gestione delle condizioni mediche che possono favorire la perdita ossea contribuiscono a preservarne la salute.
Con l’avanzare dell’età diventano particolarmente importanti anche forza muscolare, equilibrio e prevenzione delle cadute.
Si può recuperare la massa ossea perduta?
La risposta dipende dall’età, dalle cause della perdita e dalle condizioni individuali.
Durante la crescita, correggere precocemente una carenza nutrizionale o trattare una malattia che interferisce con lo sviluppo può permettere allo scheletro di riprendere un percorso più favorevole.
Nell’età adulta, l’attività fisica può contribuire a mantenere o migliorare alcuni parametri ossei, ma i risultati sono generalmente più contenuti rispetto a quelli ottenibili durante le fasi di crescita.
Quando è presente osteoporosi, soprattutto se associata a un rischio elevato di frattura, possono essere necessari trattamenti farmacologici specifici.
Questo significa che la prevenzione cambia obiettivi nel corso della vita: da bambini e adolescenti cerchiamo di favorire lo sviluppo del patrimonio osseo; da adulti lavoriamo per conservarlo; nelle età più avanzate diventa fondamentale anche ridurre il rischio di frattura e mantenere l’autonomia.
La prevenzione riguarda anche chi oggi è giovane
L’osteoporosi viene spesso raccontata come un problema da affrontare dopo i cinquant’anni.
È comprensibile, perché è in questa fase che la malattia diventa più frequente e le fratture da fragilità assumono maggiore rilevanza.
Ma se vogliamo favorire la salute delle ossa lungo tutta la vita, dobbiamo rivolgerci anche a chi oggi ha dieci, quindici o vent’anni.
Promuovere un’alimentazione adeguata, garantire occasioni di movimento e riconoscere eventuali condizioni che interferiscono con la crescita scheletrica sono investimenti che possono produrre benefici molti anni dopo.
Non occorre trasformare ogni attività di un bambino in una strategia di prevenzione dell’osteoporosi. È sufficiente riconoscere che uno stile di vita sano durante la crescita contribuisce anche alla costruzione dello scheletro.
Il passato conta, ma possiamo prenderci cura delle ossa anche oggi
Le ossa che abbiamo oggi sono il risultato di una storia lunga decenni.
Portano con sé gli effetti della crescita, degli ormoni, dell’alimentazione, del movimento e delle condizioni di salute che abbiamo attraversato.
Questa storia, però, continua. A quaranta, sessanta o ottant’anni possiamo ancora intervenire su molti fattori che contribuiscono alla salute scheletrica. Possiamo mantenere i muscoli attivi, migliorare l’equilibrio, correggere eventuali carenze nutrizionali e valutare con il medico il rischio di frattura.
E possiamo aiutare bambini e adolescenti a costruire oggi il patrimonio osseo che li accompagnerà domani.
La prevenzione dell’osteoporosi comincia presto, ma continua a essere importante a ogni età.
Fonti:
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National Institute of Arthritis and Musculoskeletal and Skin Diseases (NIAMS). Kids and Their Bones. NIH, revisione 2023.
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Weaver CM et al. The National Osteoporosis Foundation’s position statement on peak bone mass development and lifestyle factors: a systematic review and implementation recommendations. Osteoporosis International, 2016.
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Bone mass accrual in children. Review, 2024.

