Quando si parla di peso corporeo, pensiamo soprattutto al cuore, al diabete, alle articolazioni o alla necessità di dimagrire. Più raramente ci chiediamo che cosa significhi quel numero per le ossa.
Eppure una relazione esiste: il peso del corpo rappresenta uno degli stimoli meccanici ai quali lo scheletro è sottoposto ogni giorno. Se questo stimolo è molto ridotto, anche l’osso può risentirne. Inoltre, un peso corporeo molto basso può essere il segnale di un’alimentazione insufficiente, di una ridotta massa muscolare o di condizioni ormonali e cliniche che possono influenzare la salute dello scheletro.
Da qui nasce però un ragionamento apparentemente logico: se essere troppo magri aumenta il rischio, allora essere più pesanti dovrebbe proteggere le ossa. Le cose non sono così lineari.
Perché essere molto magri può rappresentare un rischio
Un basso peso corporeo è uno dei fattori presi in considerazione nella valutazione del rischio di osteoporosi e frattura.
Le ragioni possono essere diverse. In una persona molto magra lo scheletro è sottoposto a un carico meccanico minore e può essere presente una quantità ridotta di tessuto muscolare. Se il basso peso è conseguenza di un’alimentazione insufficiente, possono inoltre mancare proteine, calcio, vitamina D e altri nutrienti necessari al mantenimento di ossa e muscoli.
In alcune situazioni entrano in gioco anche gli ormoni. Una forte restrizione alimentare, per esempio, può alterare la funzione ormonale e avere conseguenze importanti sullo scheletro, soprattutto quando si verifica durante l’adolescenza e la prima età adulta, anni cruciali per la costruzione della massa ossea.
Non significa che essere naturalmente minuti equivalga ad avere ossa fragili. Il peso è un fattore di rischio, non una diagnosi, e deve essere considerato insieme a età, storia clinica, precedenti fratture, densità ossea e altri elementi.
Qualche chilo in più protegge davvero?
Per molto tempo un peso corporeo maggiore è stato considerato sostanzialmente favorevole per lo scheletro. In effetti, le persone con un peso più elevato presentano spesso una densità minerale ossea maggiore rispetto alle persone molto magre.
Ma avere una densità ossea maggiore non significa necessariamente essere protetti da qualsiasi frattura.
La ricerca ha mostrato che anche le persone con obesità possono andare incontro a fratture e che il rischio può essere diverso a seconda della sede scheletrica e delle caratteristiche individuali. Entrano in gioco la qualità dell’osso, la distribuzione del peso, la massa muscolare, la mobilità e il modo in cui avviene un’eventuale caduta.
L’obesità, quindi, non dovrebbe essere considerata una strategia di protezione dello scheletro.
È un esempio interessante di quanto la salute ossea non possa essere ridotta a una sola misura: né al peso corporeo né, come abbiamo visto parlando di osteoporosi, alla sola densità minerale.
Un chilo di muscolo e un chilo di grasso non raccontano la stessa storia
La bilancia ha un limite evidente: ci dice quanto pesiamo, ma non da cosa è composto quel peso. Due persone con lo stesso peso e la stessa altezza possono avere quantità molto differenti di muscolo e tessuto adiposo. Per le ossa questa differenza conta.
I muscoli esercitano forze sullo scheletro ogni volta che ci muoviamo. Mantenerli attivi contribuisce agli stimoli meccanici ricevuti dall’osso e, soprattutto con l’avanzare dell’età, aiuta a conservare forza, equilibrio e capacità di reagire quando perdiamo stabilità.
Una buona massa muscolare può quindi proteggere anche attraverso un’altra strada: riducendo il rischio di caduta e aiutandoci a muoverci con maggiore sicurezza.
Ecco perché parlare soltanto di chili può diventare fuorviante. La salute muscoloscheletrica riguarda anche ciò che quei chili rappresentano.
Anche perdere peso può coinvolgere le ossa
Quando esiste sovrappeso o obesità, perdere peso può produrre importanti benefici per la salute. Ma soprattutto con l’avanzare dell’età conta anche come avviene il dimagrimento.
Una perdita di peso significativa, in particolare se molto rapida, non riguarda necessariamente soltanto il tessuto adiposo. Può essere accompagnata da una riduzione della massa magra, che comprende anche il muscolo, e da cambiamenti nella densità ossea.
Questo aspetto è particolarmente importante nelle persone anziane, nelle quali la massa muscolare tende già fisiologicamente a diminuire.
Una dieta fortemente restrittiva che porta a perdere molti chili senza garantire un apporto adeguato di proteine e senza mantenere uno stimolo muscolare può quindi avere conseguenze differenti da un percorso di riduzione del peso accompagnato da alimentazione adeguata e attività fisica.
L’obiettivo non è evitare di dimagrire quando esiste un’indicazione a farlo. È proteggere, durante il percorso, ciò che vogliamo conservare: muscoli, funzione e salute dello scheletro.
E i nuovi farmaci per perdere peso?
Negli ultimi anni i medicinali utilizzati per il trattamento dell’obesità hanno reso molto più frequenti perdite di peso rilevanti. È quindi naturale chiedersi quali conseguenze possano avere sulle ossa.
Su questo punto è importante non anticipare le risposte.
Questi trattamenti sono relativamente recenti nell’impiego su larga scala per l’obesità e le conoscenze sulle conseguenze a lungo termine per lo scheletro sono ancora in evoluzione. Alcuni studi hanno osservato modificazioni della densità ossea associate alla perdita di peso, ma non sappiamo ancora con sufficiente certezza quale sia l’effetto sul rischio di frattura nel lungo periodo.
Non è quindi corretto concludere che questi medicinali “facciano male alle ossa”. È invece ragionevole ricordare che, quando la perdita di peso è importante, preservare massa muscolare, alimentazione adeguata e attività fisica rimane un obiettivo importante.
Chi segue una terapia per l’obesità e presenta già osteoporosi o altri fattori di rischio può discuterne con il proprio medico.
Quando il peso scende senza volerlo
C’è poi una situazione completamente diversa: perdere peso senza aver cercato di dimagrire.
Soprattutto in una persona anziana, una perdita di peso involontaria merita attenzione. Può essere collegata a molte condizioni differenti e può accompagnarsi a riduzione dell’appetito, malnutrizione e perdita di massa muscolare.
In questi casi il problema non è raggiungere un determinato BMI, ma comprendere perché il peso stia diminuendo. Se i vestiti diventano progressivamente più larghi, l’appetito cambia o il peso cala senza una spiegazione evidente, è opportuno parlarne con il medico. Anche per la salute delle ossa, infatti, conta ciò che accade nel tempo e non soltanto il numero che leggiamo oggi sulla bilancia.
Il BMI è utile, ma non racconta tutto
Il BMI, o indice di massa corporea, mette in relazione peso e altezza ed è uno strumento semplice e molto utilizzato per descrivere il peso corporeo.
È utile anche nella valutazione del rischio di frattura: peso e altezza rientrano, per esempio, tra le informazioni considerate dagli strumenti utilizzati per stimare il rischio individuale.
Ma anche il BMI non distingue massa muscolare e massa grassa e non può descrivere da solo lo stato nutrizionale o la salute dello scheletro.
Un valore deve quindi essere interpretato nel contesto della persona, soprattutto negli anziani, negli sportivi o quando il peso è cambiato rapidamente.
Ancora una volta, il numero è un’informazione. Non è l’intera storia.
Più che il peso giusto, cerchiamo un corpo che rimanga forte
Quando parliamo di ossa, la bilancia rischia di portarci nella direzione sbagliata. Potremmo cominciare a chiederci quanti chili siano necessari per proteggere lo scheletro, quando la domanda più utile riguarda ciò che permette al corpo di rimanere forte e funzionale.
Un’alimentazione completa, un apporto adeguato di proteine e calcio, vitamina D quando necessaria, attività con carico e lavoro sulla forza muscolare contribuiscono tutti alla salute muscoloscheletrica.
Per una persona sottopeso può essere importante recuperare peso e migliorare lo stato nutrizionale. Per chi ha obesità può essere appropriato dimagrire. Per una persona anziana può diventare prioritario evitare una perdita involontaria di peso e muscolo.
Non c’è quindi un numero sulla bilancia capace, da solo, di dirci quanto siano forti le nostre ossa.
Forse è proprio questo il messaggio da portare a casa: il peso conta, ma conta ancora di più che cosa stiamo perdendo, che cosa stiamo conservando e quanto il nostro corpo continua a essere capace di muoversi.

