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Le ossa hanno memoria di come abbiamo vissuto da giovani?

Il picco di massa ossea è il massimo patrimonio minerale raggiunto dallo scheletro, generalmente tra la fine dell'adolescenza e i primi decenni dell'età adulta, con tempi differenti secondo il distretto osseo e la persona. Una buona crescita scheletrica può contribuire a ridurre il rischio di osteoporosi negli anni successivi. Genetica, alimentazione, attività fisica, sviluppo puberale e salute generale influenzano questo processo, ma le abitudini adottate da adulti continuano ad avere un ruolo importante.

Rischio imminente di frattura, perché il tempo conta

Il rischio di una nuova frattura osteoporotica aumenta nei primi mesi dopo un evento da fragilità. Evidenze, fattori predittivi e prevenzione secondaria.

Quando il cortisone può diventare un problema per le ossa?

I glucocorticoidi, comunemente chiamati cortisonici, possono ridurre la formazione di nuovo tessuto osseo e aumentare il rischio di frattura, soprattutto durante i trattamenti sistemici prolungati. La perdita ossea può iniziare nei primi mesi e il rischio non dipende soltanto dalla densità misurata con la MOC. Una valutazione precoce, l'attenzione all'alimentazione e al movimento e, quando necessario, una terapia specifica per proteggere lo scheletro possono contribuire a prevenire le fratture.

Metabolismo glucidico e risposta ossea alla vitamina D attiva

Il metabolismo glucidico potrebbe influenzare la risposta scheletrica ai trattamenti con analoghi attivi della vitamina D. Un'analisi post hoc dello studio randomizzato DPVD, pubblicata sul Journal of Clinical Endocrinology & Metabolism, ha rilevato incrementi differenti della densità minerale ossea in relazione all'evoluzione dello stato glicemico. I risultati rafforzano l'interesse per le interazioni tra metabolismo energetico e rimodellamento osseo, pur richiedendo ulteriori conferme prima di una possibile applicazione clinica.

Yoga e Pilates con l’osteoporosi, quali movimenti richiedono attenzione?

Yoga e Pilates possono far parte di uno stile di vita attivo anche dopo una diagnosi di osteoporosi. Occorre però prestare attenzione alle flessioni profonde della colonna, alle torsioni forzate e agli esercizi che combinano movimento e carico sulla schiena. Le precauzioni dipendono dal rischio individuale, dalla presenza di fratture vertebrali e dall'esperienza della persona. Un programma adattato, affiancato da esercizi di forza ed equilibrio, può contribuire a mantenere autonomia e benessere.

Osteogenesi imperfetta, il Bone Health Index predice le fratture

Quanto può dirci una misurazione della densità minerale ossea sulla probabilità che un bambino con osteogenesi imperfetta vada incontro a una frattura? È una...

Diabete e ossa, perché possono essere fragili anche con una MOC normale?

Il rapporto tra diabete e salute ossea cambia a seconda del tipo di diabete e delle caratteristiche individuali. Nel diabete di tipo 2 la MOC può sottostimare il rischio di frattura, perché misura la densità minerale ma non tutte le proprietà che determinano la resistenza dell'osso. Controllo glicemico, durata della malattia, complicanze, forza muscolare e terapie contribuiscono al rischio complessivo. Una valutazione personalizzata permette di individuare le persone che necessitano di maggiore attenzione.

Ipertrigliceridemia severa, nuove terapie in arrivo

L’ipertrigliceridemia severa è associata infatti a un aumento del rischio cardiovascolare e, nelle forme più marcate, a una probabilità molto maggiore di pancreatite acuta....

Peso e ossa, essere più pesanti significa essere più protetti?

Un peso corporeo molto basso può associarsi a minore densità ossea e maggiore rischio di frattura, ma questo non significa che sovrappeso e obesità mettano lo scheletro al riparo. Anche una perdita di peso importante può coinvolgere muscoli e osso. Per proteggere lo scheletro è quindi più utile guardare alla qualità della composizione corporea che inseguire un numero sulla bilancia.

Un cromosoma X in più può cambiare anche l’immunità

Una nuova meta-analisi mostra una maggiore suscettibilità alle malattie autoimmuni nelle persone con sindrome di Klinefelter. Il dato apre una finestra interessante sul ruolo dei cromosomi sessuali nella regolazione dell’immunità e aiuta a comprendere perché alcune patologie autoimmuni siano molto più frequenti nelle donne.

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