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Un cromosoma X in più può cambiare anche l’immunità

Una nuova meta-analisi mostra una maggiore suscettibilità alle malattie autoimmuni nelle persone con sindrome di Klinefelter. Il dato apre una finestra interessante sul ruolo dei cromosomi sessuali nella regolazione dell’immunità e aiuta a comprendere perché alcune patologie autoimmuni siano molto più frequenti nelle donne.

Il cervello regola anche l’osso?

Un nuovo studio sulla sindrome di Bardet-Biedl mostra che l’attivazione del recettore MC4R non agisce soltanto su fame e peso, ma modifica diversi assi endocrini. L’osso non è stato studiato direttamente, ma i risultati su IGF-1 e ormoni sessuali aprono nuove domande sul rapporto tra cervello, metabolismo energetico e salute scheletrica.

Iperplasia surrenalica congenita e gravidanza

Nelle donne con iperplasia surrenalica congenita la gravidanza è possibile, ma il concepimento può richiedere più tempo. Un nuovo articolo di JCEM mostra perché il controllo del progesterone follicolare, insieme a dose e timing della terapia glucocorticoide, diventa centrale già nella fase preconcezionale.

Quando il Cushing ha un sosia e l’osso aiuta a riconoscerlo

Volto pieno, accumulo di grasso dorsocervicale, irsutismo e alterazioni metaboliche non appartengono soltanto alla sindrome di Cushing. Uno studio italiano mostra quanto possa essere complessa la diagnosi differenziale e suggerisce che osso e muscolo possano offrire indizi importanti.

Osteoporosi e Cushing quando la densitometria non racconta tutto

Uno studio italiano confronta sindrome di Cushing e lipodistrofia parziale. Nel Cushing osteoporosi e atrofia muscolare risultano più frequenti, ma il dato più rilevante riguarda la fragilità ossea: le fratture possono comparire anche con BMD normale o solo lievemente ridotta.

Acromegalia, quando la densità ossea non racconta tutta la fragilità

Nell’acromegalia l’eccesso cronico di GH e IGF-1 altera il rimodellamento e la microarchitettura ossea. Le fratture vertebrali possono comparire anche con una BMD normale. Il consenso 2026 raccomanda morfometria vertebrale e una valutazione che consideri anche la qualità dell’osso.

Deficit di 21-idrossilasi, il peso degli androgeni sulla crescita ossea

Uno studio multicentrico ha analizzato 76 pazienti con deficit di 21-idrossilasi rimasti senza terapia glucocorticoide per almeno un anno. Sebbene il 71% dei pazienti con forma classica non abbia riportato crisi surrenaliche nel periodo non trattato, il 29% ne ha avuta almeno una, quasi sempre prima dei sette anni. L’esposizione prolungata agli androgeni si associava inoltre a un marcato avanzamento dell’età ossea e a una riduzione dell’altezza finale, soprattutto nelle forme classiche. I risultati confermano la variabilità del rapporto tra genotipo e fenotipo, ma non sostengono la sospensione della terapia.

Vitamina D in gravidanza e salute ossea del neonato

Una dose settimanale di 20.000 UI di vitamina D3 ha portato tutte le donne trattate e il 77% dei neonati a concentrazioni di 25(OH)D pari o superiori a 20 ng/mL. Il regime da 10.000 UI ogni due settimane ha raggiunto lo stesso risultato nell’85% delle madri e in circa il 40% dei neonati. Nonostante la diversa risposta biochimica, la DXA eseguita a circa un mese dalla nascita non ha rilevato differenze significative nel contenuto minerale, nella densità o nell’area ossea. Il trial conferma l’efficacia e la sicurezza della dose più elevata, ma non dimostra un beneficio scheletrico neonatale precoce.

Dopo una frattura si apre la finestra del rischio imminente

Il rischio imminente di frattura raggiunge il picco nei primi 3-6 mesi dopo un evento da fragilità e rimane elevato fino a 24 mesi. Cadute, comorbilità, immobilizzazione e sede della frattura concorrono alla vulnerabilità. La prevenzione secondaria deve quindi iniziare rapidamente, superando una valutazione limitata al rischio a dieci anni.

Lipodistrofie genetiche e osso, un legame ancora poco noto

Le lipodistrofie genetiche non causano soltanto complicanze metaboliche. Una revisione sistematica descrive nelle forme generalizzate lesioni osteolitiche, cisti e osteosclerosi, mentre nella lipodistrofia parziale familiare emerge una possibile compromissione della qualità ossea non sempre rilevabile con la sola DXA.

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