lunedì, Gennaio 19, 2026
Spazio pazientiOssa e disturbi alimentari: un effetto collaterale invisibile

Ossa e disturbi alimentari: un effetto collaterale invisibile

Disturbi come anoressia e bulimia non mettono a rischio solo il peso corporeo, ma anche la salute dello scheletro. Un danno silenzioso che può colpire anche in giovane età, con conseguenze durature. Prevenzione e consapevolezza fanno la differenza.

Parlare di disturbi alimentari significa affrontare una questione complessa, che tocca la mente, il corpo e l’identità. Ma c’è un aspetto spesso trascurato: il danno che queste patologie provocano allo scheletro. Anoressia nervosa, bulimia, disturbo da alimentazione incontrollata e altri comportamenti restrittivi mettono in pericolo non solo il benessere generale, ma anche la densità ossea, spesso in modo silenzioso ma profondo.

E il rischio è particolarmente elevato negli adolescenti e nei giovani adulti, ovvero in quella fase della vita in cui si dovrebbe costruire la massa ossea “di riserva” che accompagnerà per decenni la persona.

Come i disturbi alimentari danneggiano le ossa

La salute scheletrica dipende da diversi fattori: alimentazione, equilibrio ormonale, attività fisica, esposizione al sole. I disturbi del comportamento alimentare possono compromettere ognuno di questi elementi:

  • Deficit nutrizionali: le diete restrittive portano a carenze di calcio, vitamina D, proteine e altri nutrienti essenziali per la mineralizzazione ossea.
  • Ipoproduzione di ormoni sessuali: in particolare negli adolescenti e nelle donne, la riduzione degli estrogeni (e la comparsa di amenorrea) compromette direttamente il metabolismo osseo.
  • Aumento del cortisolo: lo stress psicofisico associato al disturbo può alzare i livelli di cortisolo, un ormone che riduce la formazione ossea.
  • Riduzione dell’attività fisica funzionale: se il corpo è troppo debilitato, anche l’osso riceve meno stimoli meccanici positivi.

Il risultato? Osteopenia precoce, osteoporosi giovanile e rischio aumentato di fratture anche in giovane età, spesso con quadri radiologici tipici di persone molto più anziane.

Quando sospettare un danno alle ossa

Uno dei problemi principali è che il danno osseo non si vede e non si sente, almeno fino a quando non si verifica una frattura. Ma ci sono alcuni segnali d’allarme da non sottovalutare:

  • Assenza di mestruazioni (amenorrea) per più di 6 mesi
  • Dolori ossei o muscolari ricorrenti, senza motivo apparente
  • Fratture da traumi minimi
  • Perdita di statura o cifosi accentuata

In caso di disturbo alimentare noto o sospetto, è utile che il medico valuti anche la necessità di una densitometria ossea (MOC), anche in età giovane, per fotografare lo stato dello scheletro e prevenire danni maggiori.

La diagnosi: non solo MOC

Oltre alla densitometria ossea, il medico può consigliare esami del sangue per valutare i livelli di calcio, fosforo, vitamina D, ormoni tiroidei e sessuali, oltre che marcatori del metabolismo osseo. Questi parametri aiutano a comprendere il grado di compromissione e a impostare una strategia di recupero personalizzata.

Cosa si può fare: un approccio integrato

Curare le ossa senza curare il disturbo alimentare è impossibile. La priorità assoluta è ripristinare un’alimentazione adeguata, accompagnata da un supporto psicologico e, nei casi più gravi, anche farmacologico. Solo così è possibile arrestare la perdita di massa ossea e, nei casi meno avanzati, recuperarne almeno in parte.

In parallelo, si può intervenire su:

  • Supplementazione di calcio e vitamina D
  • Valutazione dell’opportunità di terapie specifiche (ad esempio terapie ormonali o farmaci osteoattivi)
  • Fisioterapia ed esercizio fisico controllato, sempre con l’autorizzazione del team curante

Un messaggio per le famiglie

Spesso sono i genitori, gli insegnanti o gli amici a notare i primi segnali. È importante non banalizzare comportamenti alimentari insoliti, dimagrimenti rapidi o ossessioni per il controllo del peso. L’osso può essere già in sofferenza prima che il problema venga riconosciuto.

Un intervento precoce, multidisciplinare e rispettoso è il modo migliore per salvare lo scheletro, oltre che la vita.

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