Parlare di disturbi alimentari significa affrontare una questione complessa, che tocca la mente, il corpo e l’identità. Ma c’è un aspetto spesso trascurato: il danno che queste patologie provocano allo scheletro. Anoressia nervosa, bulimia, disturbo da alimentazione incontrollata e altri comportamenti restrittivi mettono in pericolo non solo il benessere generale, ma anche la densità ossea, spesso in modo silenzioso ma profondo.
E il rischio è particolarmente elevato negli adolescenti e nei giovani adulti, ovvero in quella fase della vita in cui si dovrebbe costruire la massa ossea “di riserva” che accompagnerà per decenni la persona.
Come i disturbi alimentari danneggiano le ossa
La salute scheletrica dipende da diversi fattori: alimentazione, equilibrio ormonale, attività fisica, esposizione al sole. I disturbi del comportamento alimentare possono compromettere ognuno di questi elementi:
- Deficit nutrizionali: le diete restrittive portano a carenze di calcio, vitamina D, proteine e altri nutrienti essenziali per la mineralizzazione ossea.
- Ipoproduzione di ormoni sessuali: in particolare negli adolescenti e nelle donne, la riduzione degli estrogeni (e la comparsa di amenorrea) compromette direttamente il metabolismo osseo.
- Aumento del cortisolo: lo stress psicofisico associato al disturbo può alzare i livelli di cortisolo, un ormone che riduce la formazione ossea.
- Riduzione dell’attività fisica funzionale: se il corpo è troppo debilitato, anche l’osso riceve meno stimoli meccanici positivi.
Il risultato? Osteopenia precoce, osteoporosi giovanile e rischio aumentato di fratture anche in giovane età, spesso con quadri radiologici tipici di persone molto più anziane.
Quando sospettare un danno alle ossa
Uno dei problemi principali è che il danno osseo non si vede e non si sente, almeno fino a quando non si verifica una frattura. Ma ci sono alcuni segnali d’allarme da non sottovalutare:
- Assenza di mestruazioni (amenorrea) per più di 6 mesi
- Dolori ossei o muscolari ricorrenti, senza motivo apparente
- Fratture da traumi minimi
- Perdita di statura o cifosi accentuata
In caso di disturbo alimentare noto o sospetto, è utile che il medico valuti anche la necessità di una densitometria ossea (MOC), anche in età giovane, per fotografare lo stato dello scheletro e prevenire danni maggiori.
La diagnosi: non solo MOC
Oltre alla densitometria ossea, il medico può consigliare esami del sangue per valutare i livelli di calcio, fosforo, vitamina D, ormoni tiroidei e sessuali, oltre che marcatori del metabolismo osseo. Questi parametri aiutano a comprendere il grado di compromissione e a impostare una strategia di recupero personalizzata.
Cosa si può fare: un approccio integrato
Curare le ossa senza curare il disturbo alimentare è impossibile. La priorità assoluta è ripristinare un’alimentazione adeguata, accompagnata da un supporto psicologico e, nei casi più gravi, anche farmacologico. Solo così è possibile arrestare la perdita di massa ossea e, nei casi meno avanzati, recuperarne almeno in parte.
In parallelo, si può intervenire su:
- Supplementazione di calcio e vitamina D
- Valutazione dell’opportunità di terapie specifiche (ad esempio terapie ormonali o farmaci osteoattivi)
- Fisioterapia ed esercizio fisico controllato, sempre con l’autorizzazione del team curante
Un messaggio per le famiglie
Spesso sono i genitori, gli insegnanti o gli amici a notare i primi segnali. È importante non banalizzare comportamenti alimentari insoliti, dimagrimenti rapidi o ossessioni per il controllo del peso. L’osso può essere già in sofferenza prima che il problema venga riconosciuto.
Un intervento precoce, multidisciplinare e rispettoso è il modo migliore per salvare lo scheletro, oltre che la vita.

