giovedì, Luglio 25, 2024
SpecialitàdietologiaIntegrazione di vitamina D, esiti sulla salute delle ossa

Integrazione di vitamina D, esiti sulla salute delle ossa

Uno studio dimostra che l'integrazione con vitamina D3 per due anni in adulti sani non selezionati per insufficienza di vitamina D non ha migliorato la densità minerale ossea o la struttura del tessuto osseo

Un gruppo di ricercatori della Division of Endocrinology, Diabetes and Hypertension, Department of Medicine, Brigham and Women’s Hospital Boston (Massachusetts) ha condotto uno studio per verificare se la supplementazione di vitamina D possa essere effettivamente utile per migliorare la densità minerale ossea (BMD) e/o la struttura del tessuto osseo. Infatti, sebbene l’integrazione di vitamina D sia utilizzata per promuovere la salute delle ossa nella popolazione generale, i dati ricavati da studi randomizzati controllati non sono stati coerenti.

Lo studio VITAL

Per verificare se l’integrazione giornaliera di vitamina D3 migliora la BMD e/o la struttura ossea, i ricercatori del Massachusetts hanno condotto lo studio clinico VITamin D e OmegA-3 TriaL (VITAL), randomizzato in doppio cieco, controllato con placebo, di supplementazione di vitamina D3 (2.000 UI/giorno) e/o di acidi grassi omega-3 (1 g/giorno) in 25.871 adulti in tutta la nazione.

Questo studio ausiliario ha incluso un sottogruppo di 771 partecipanti (uomini di età ≥50 anni e donne di età ≥55 che non stavano assumendo farmaci per il trattamento di patologie ossee) valutati al basale e al follow-up di due anni (ritenzione in trattamento pari all’89%).

I livelli totali di 25(OH)D sono stati misurati mediante spettrometria di massa abbinata a cromatografia liquida. I livelli di 25(OH)D libera (FVD) sono stati misurati usando il saggio ELISA.

Gli endpoint primari erano cambiamenti a due anni della densità minerale ossea areale (aBMD) a livello della colonna vertebrale, dell’anca e dell’intero corpo determinati da assorbimetria a raggi X a doppia energia. Gli endpoint secondari erano cambiamenti a due anni della BMD volumetrica (vBMD) e dello spessore corticale di radio e tibia valutati mediante tomografia computerizzata quantitativa periferica.

La supplementazione con vitamina D3 rispetto al placebo non ha avuto alcun effetto sulle variazioni a due anni di aBMD a livello della colonna vertebrale (0,33% vs. 0,17%; p=0,55), collo del femore (-0,27% vs. -0,68%; p=0,16), totale anca (-0,76% vs. -0,95%; p=0,23), o tutto il corpo (-0,22% vs. -0,15%; p=0,60), o su misure della struttura ossea.

Gli effetti non variavano per sesso, etnia, indice di massa corporea o livelli di 25(OH)D.

L’integrazione giornaliera con vitamina D3 effettuata per due anni in adulti sani non selezionati per insufficienza di vitamina D non ha migliorato, rispetto al placebo, la BMD o la struttura del tessuto osseo.

Con supplementazione di vitamina D3, i partecipanti con livelli di FVD al basale al di sotto della mediana (<14,2 pmol/L) hanno mostrato un lieve aumento della aBMD della colonna vertebrale (0,75% vs. 0%; p=0,043) e attenuazione della perdita di aBMD totale dell’anca (-0,42% vs -0,98%; p=0,044). Quindi merita di essere ulteriormente studiato se la valutazione dei livelli di FVD al basale possano aiutare a identificare i soggetti che hanno maggiori probabilità di beneficiare dell’integrazione con vitamina D3.

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