giovedì, Luglio 25, 2024
SpecialitàendocrinologiaCOVID-19, come la pandemia ha influito sulla salute delle ossa

COVID-19, come la pandemia ha influito sulla salute delle ossa

Nel 2023 è stato pubblicato uno studio che ha analizzato l’impatto della pandemia in una coorte di pazienti con osteoporosi in trattamento con denosumab

La pandemia da Sars-Cov-2 ha drammaticamente modificato il regolare accesso alle strutture sanitarie. Le attività ambulatoriali sono state sospese per lunghi periodi al fine di limitare la possibilità di contagio tra i pazienti più anziani e fragili, impattando, tuttavia, sul regolare follow-up degli stessi pazienti affetti da patologie croniche, come l’osteoporosi.

Denosumab è un anticorpo monoclonale anti RANKL la cui dispensazione necessita il rinnovo di un piano terapeutico da parte del medico specialista. Inoltre, il ritardo nella somministrazione di questo farmaco può portare ad un potente effetto rebound, con conseguente aumento del rischio di nuove fratture da fragilità, in particolare a livello vertebrale.

Lo studio

Nel 2023 è stato pubblicato uno studio retrospettivo che ha analizzato l’impatto della pandemia in una coorte di pazienti lombardi con osteoporosi in trattamento con denosumab.

Lo scopo dello studio è stato quello di valutare l’aderenza al trattamento con denosumab e le eventuali ripercussioni cliniche dovute alla difficoltà nell’ottenere il rinnovo del piano terapeutico nel periodo pandemico.

Sono stati inclusi 538 pazienti con osteoporosi già in trattamento con denosumab al 31/12/2019. I pazienti che non hanno rinnovato il piano terapeutico nel 2020 o nel 2021 sono stati identificati utilizzando il registro per il monitoraggio dei farmaci AIFA.
152 pazienti (23.2%) non hanno rinnovato il piano terapeutico nel 2020 o nel 2021. Tra questi pazienti, 14 (9.2%) hanno ottenuto il rinnovo del piano tramite la nota AIFA, che, temporaneamente, ne consentiva il rinnovo ai medici di medicina generale; 44 (28.9%) sono deceduti; 21 (13.8%) sono stati presi in cura presso un altro centro; 23 (15.1%) hanno cambiato terapia (alendronato per os), 22 (14.5%) pazienti hanno sospeso denosumab e 28 (18.5%) pazienti sono risultati persi al follow-up.
12 tra i 22 pazienti (54.5%) che hanno sospeso denosumab hanno riportato una nuova frattura da fragilità. Complessivamente sono state riportate 18 nuove fratture: 11 fratture vertebrali, 2 fratture femorali, 2 fratture di bacino, 2 fratture costali e 1 frattura a livello omero prossimale. Questi nuovi eventi fratturativi si sono verificati in media 14 mesi dopo l’ultima iniezione di denosumab.
Al contrario, solo 12 dei 386 pazienti (2.8%) che hanno rinnovato denosumab hanno riportato nuove fratture da fragilità, dati in linea con quelli emersi dallo studio registrativo del farmaco stesso (FREEDOM trial, 2009).

Conclusioni

In conclusione, nonostante alcuni fattori confondenti quali l’immobilità dovuta al lockdown, l’infiammazione generalizzata che caratterizza l’infezione da Sars-Cov-2 e l’eventuale cura con corticosteroidi a dosaggio elevato utilizzata nei pazienti con distress respiratorio severo, questo studio italiano ha ulteriormente confermato i dati presenti in letteratura riguardo il potente effetto rebound di denosumab che si verifica nel momento in cui si sospende il farmaco o se ne ritarda la somministrazione semestrale.

Pertanto, risulta fondamentale impostare una terapia con un secondo agente antiriassorbitivo, come i bisfosfonati, al fine di prevenire il rapido aumento del turnover scheletrico che si configura al termine della terapia con denosumab.

 

M. Varenna, F. Orsini, R. Di Taranto, F. Zucchi, M. Manara, R. Caporali, C. Crotti (2023). How the COVID‑19 pandemic affected bone health: a retrospective, longitudinal study on denosumab persistence from the epicentre of European spreading. International Osteoporosis Foundation and Bone Health and Osteoporosis Foundation.

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