domenica, Febbraio 25, 2024
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Dalla SONK al BME: nuove strategie terapeutiche. La stimolazione biofisica

La stimolazione biofisica (da non confondersi con la magnetoterapia) sta emergendo come terapia efficace contro l’edema osseo, poiché ne favorisce il riassorbimento e riduce lo stato infiammatorio delle articolazioni. In occasione del convegno di BoneHealth “Edema osseo del ginocchio: strategie terapeutiche”, tenutosi il 22 gennaio 2022, ne ha parlato il dottor Giulio Maria Marcheggiani Muccioli, Ortopedico nell’ambito di Traumatologia dello Sport e di Chirurgia Articolare ricostruttiva e protesica (di ginocchio, anca e spalla), che attualmente svolge le sue attività di chirurgo e di ricerca presso l’Istituto Ortopedico Rizzoli (Bologna).

La stimolazione biofisica

La stimolazione biofisica (o PEMF, da Pulsed ElectroMagnetic Fields therapy) consiste nello sfruttare un campo elettromagnetico che possiede determinate caratteristiche per una specifica quantità di tempo per ottenere effetti clinici in vivo, con efficacia a livello osseo e di infiammazione articolare:

  • intensità di 1,5 mT (milliTesla);
  • frequenza di 75 Hz;
  • forma d’onda di tipo quadrato;
  • applicazione per minimo 4 ore al giorno.

I protocolli di trattamento prevedono un uso della stimolazione biofisica fino a guarigione, per circa:

  • 30-45 giorni per l’edema osseo;
  • 45-60 giorni per l’algodistrofia;
  • 60-90 giorni per l’osteonecrosi.

È l’ampiezza dell’onda che determina il tipo di effetto biofisico. È come se io volessi colpire qualcosa che ha una determinata dimensione: devo utilizzare un proiettile che ha la stessa dimensione.

Meccanismi d’azione della stimolazione biofisica

Studi sia in vitro sia in vivo hanno dimostrato che la stimolazione biofisica comporta:

  • l’attivazione dell’attività osteogenetica e l’inibizione dell’osteoclastogenesi, per mezzo delle BMP (Proteine Morfogenetiche Ossee). Quindi, sul lungo termine agisce sull’edema osseo subcondrale, favorendone il riassorbimento, e sull’osteopenia e l’osteoporosi localizzata, grazie all’effetto anabolico sugli osteoblasti e la riduzione dell’attività osteoclastica.
  • Il controllo del processo infiammatorio a livello articolare. Infatti, questo trattamento stimola i recettori A2A a produrre una cascata di citochine che portano alla riduzione di molecole proinfiammatorie a livello dell’articolazione. Per queste ragioni è efficace sul breve termine per il controllo dell’infiammazione e la riduzione di gonfiore e dolore.

Indicazioni ed efficacia della PEMF: trattamenti conservativi

L’efficacia della stimolazione biofisica è stata indagata in primo luogo nel trattamento conservativo nell’osteonecrosi della testa del femore. Negli stadi I e II dell’osteonecrosi dell’anca, questa terapia in 6 mesi per 8 ore al giorno (data la profondità della parte coinvolta) ha interrotto la progressione della patologia in circa il 90% dei casi. Dopo il follow-up di 26 mesi, il gruppo di ricerca ha rilevato che l’88% dei pazienti non aveva dolore né necessità di una protesi d’anca.

A livello della SONK (osteonecrosi spontanea del ginocchio, anche se questa dicitura risulta ormai inappropriata), una ricerca del 2013 ha esaminato l’efficacia della PEMF negli stadi iniziali (I e II di Koshino). Applicando la terapia per 4 ore al giorno per 90 giorni, a 24 mesi di follow-up l’86% dei pazienti non necessitava di protesi di ginocchio e il 75% risultava avere una completa risoluzione del dolore. In effetti, a 6 mesi dal termine del trattamento i pazienti avevano una riduzione statisticamente significativa della gravità dell’osteonecrosi del ginocchio (valutata tramite score WORMS, importante nella diagnosi e il monitoraggio dei pazienti perché consente di prevedere se il paziente necessiterà di protesi). È importante, però, calare la terapia in base alla gravità della patologia: oltre lo stadio III di Koshino, invece, è necessario togliere il carico e procedere con terapia con camera iperbarica.

Stimolazione biofisica nell’edema midollare osseo

Gli studi su PEMF ed edema midollare osseo sono essenzialmente preliminari o case report; si sono focalizzati a livello della caviglia e del piede, del polso e della mano. In effetti, una monografia della SICM (Società Italiana di Chirurgia della Mano) e le linee guida della Regione Toscana indicano la stimolazione biofisica come trattamento conservativo di prima linea per ridurre gonfiore, dolore e osteoporosi localizzata in caso di CRPS dopo chirurgia della mano.

Uno studio in corso riguarda l’uso di questa terapia per ridurre sintomatologia dolorosa e recuperare nel postoperatorio nei pazienti con lesione e ricostruzione di crociato anteriore che presentavano edema midollare dell’osso di grande entità.

Stimolazione biofisica in post-chirurgia

Quasi il 20% dei pazienti riporta dolori persistenti a oltre un anno dall’operazione di protesi totale del ginocchio. Il controllo dell’infiammazione postoperatoria porta a una riduzione di questo problema e migliora il recupero funzionale del ginocchio e la funzionalità globale dei pazienti. È stato riscontrato in diversi studi, come quello di Moretti e colleghi del 2012, che una terapia con campi elettromagnetici pulsati comporta miglioramenti importanti a 1 anno di follow-up.

E’ una stimolazione che funziona come un farmaco. Come esiste la farmacodinamica, esiste anche la fisicodinamica.

Conclusioni

La stimolazione biofisica è una metodica che nel post-chirurgico è utile per trattare infiammazioni ed edemi postoperatori, grazie al suo effetto antinfiammatorio nel breve termine. L’uso della PEMF come metodica conservativa cardine nel trattamento di edema osseo e osteonecrosi nei primi stadi deriva, invece, dagli effetti a lungo termine positivi sull’osteogenesi e quelli condroprotettivi sulla cartilagine articolare.

Fonte: convegno BoneHealth 22 gennaio 2022

 

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